Sincronicità: spiegare l’inspiegabile

A cura di Francesca Bisi

Non ho mai smesso di stupirmi nel vedere quante persone hanno fatto esperienze di questo genere e con quanta cura si è custodito ciò che è inspiegabile (C.G.Jung)

E’ Jung, il famoso psichiatra e psicoterapeuta svizzero, che nel saggio Sincronicità, pubblicato nel 1952, puntualizza di essere entrato a contatto con la realtà invisibile ma che si tratta di una materia di cui non si parla a voce alta per la paura di essere ridicolizzati.

Lui stesso infatti, si rende conto che una buona fetta della realtà non è soggetta al nesso di causa effetto che regola comunemente i meccanismi del pensiero razionale. Per inquadrare certi strani fenomeni della psicologia dell’inconscio che eludono le categorie logiche, ammette di aver cercato un altro principio esplicativo come tentativo di spiegare l’ inspiegabile .

La sincronicità, secondo Jung, identifica quel fenomeno per il quale si verifica una puntuale corrispondenza di senso tra  avvenimenti fisici oggettivi appartenenti alla realtà esterna con un’esperienza psichica interiore a breve distanza di tempo senza che ci sia un meccanismo causale a legarli.

Cosa differenzia la sincronicità dalla coincidenza puramente deputata al caso? La risonanza emotiva che impatta sul soggetto, lo scuote e turba. 

Jung raccolse una molteplicità di testimonianze  nel corso della sua esperienza clinica. Raccontò l’episodio di una paziente che stava riferendo di uno scarabeo d’oro apparsole in sogno, quando entrò dalla finestra dello studio  un coleottero molto simile a quello onirico.

Jung annoverò tra gli esempi di coincidenze significative i responsi delle pratiche divinatorie come l king, i casi di  telepatia, i sogni, i messaggi disseminati nell’ambiente circostante o fatti inspiegabili spesso connessi al momento del decesso come un orologio che smette di funzionare, quadri che si staccano dalle pareti ,effetti personali e oggetti che si rompono.

E’ singolare che ad incoraggiare Jung a  pubblicare il materiale e le riflessioni a riguardo, fu il fisico quantistico Pauli, noto per l’approccio razionalista. Eppure alcuni aspetti accomunavano i due studiosi: entrambi avevano notato che per il proprio campo d’indagine valevano principi divergenti da quelli tradizionali. Per Jung la ricerca sull’inconscio si discosta dalla restante psicologia  e per Pauli il mondo degli atomi e delle particelle subatomiche funzionava con leggi differenti a quelle della fisica tradizionale. Entrambi esploravano realtà invisibili riconducibili ali energia.

Jung giunge a  supporre che come siamo immersi in questo flusso continuo di energia, tutti ne siamo partecipi e parte dell’Uno, aderendo ad un concetto già sviluppato dalla filosofia e dalla religione, come confermano i testi vedici ma anche l a tradizione d’Occidente.

La sincronicità per Jung darebbe l’ opportunità all’ uomo di acquisire la consapevolezza che la modalità causale con cui abbiamo categorizzato il pensiero non esaurisce tutta la complessità della realtà. La visione teleologica sviscerata da Socrate ci indica una strada diversa e ci sprona alla ricerca di un senso in ogni esperienza che ci capita. Jung conclude affermando che la ragione d’essere della sincronicità è probabilmente quella iniziatica. orientata ad aprire gli occhi, la mente, il cuore alla visione più ampia del mistero.

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