Quando il velo tra i mondi si dirada

A cura di Francesca Bisi

Ottobre possiede il fascino travolgente delle giornate che si annidano tra i fumi vaporosi dell’autunno, la stagione in cui le ore di luce si accorciano, inghiottite  dal buio precoce e dai primi freddi. Scende la nebbia ad accudire i campi addormentati sotto la sua coltre leggera; le foglie come piume sgargianti volano via dai rami spogli degli alberi rinsecchiti. L’odore pungente di cenere si disperde nell’aria mentre una languida malinconia  si intrufola nei cuori.

Un tempo i riti della tradizione celtica allineata al cicli naturali celebravano il passaggio dall’ esuberante  vitalità e produttività della terra al momento del ripiegamento e del riposo con la festa di Samhain, tra il 31 ottobre e il 1 novembre. L’etimologia del nome gaelico rimanda  proprio a Summer end, la fine dell’ estate. In quel tempo, i celti, prevalentemente dediti alla pastorizia, si ritiravano dai pascoli per rifugiarsi nelle valli al riparo dal buio e dal freddo.

Il significato simbolico di Samhain fu ereditato poi da Halloween, che sbarcò nel continente americano con i migranti irlandesi, in fuga dalle carestie del XIX secolo. La ricorrenza porta traccia dell’antico lascito nel suo nome, derivando dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, espressione in cui Hallow sta per santo nella versione arcaica inglese della parola  e coincide con la festa cristiana di Ognissanti. Infatti, in antichità alcuni riti pagani che continuavano a sopravvivere in seno al cristianesimo, furono riadattati dalla Chiesa che spostò la celebrazione dei martiri da maggio a novembre sovrapponendo le due differenti tradizioni. Tra l’VIII e il x secolo si consolidò l’opera aggiungendo alla commemorazione dei santi, quella dei defunti per ripulire e respingere senza successo le consuetudini della festa pagana che invece si radicò nel tempo. Al di là dei rimaneggiamenti, la notte tra ottobre e novembre rappresentava a ragione il Capodanno per i celti, perché scandisce il rito di passaggio dalla morte alla rinascita: se in superficie la terra mostra il suo volto appassito e scarno, nelle viscere cova il seme custodito in segreto da far germogliare in primavera. Nel buio e nel silenzio del riposo si compie il tempo dell’ attesa tra la fine di un ciclo e il nuovo inizio. Il rituale del falò adombrava l’intenzione di bruciare ciò che è vecchio per lasciare il posto al nuovo. Il fuoco simboleggia infatti la via della purificazione e del rinnovamento. Una festa dunque in forte analogia con il culto dei defunti.

Una notte magica, al di fuori del tempo e dello spazio, punto di congiungimento tra l’anno vecchio e il nuovo, quando il velo tra il mondo dei vivi e dei morti si dirada, si abbassa la guardia, è più facile ricavare un varco e con un balzo oltrepassare  la soglia che divide il mondo terreno dall’ aldilà permettendone l’interazione. Gli spiriti erranti dei disincarnati tornano in visita ai luoghi del proprio vissuto. Ecco il raccordo con Halloween; indossare le maschere mostruose di scheletri, zombie e fantasmi ha un risvolto apotropaico; serve per spaventare gli spiriti inquieti e cacciare i demoni. Gli spiriti amichevoli invece vengono accolti con cibo e sedie dai familiari mentre i druidi consegnano alle fiamme i messaggi per loro; le tombe vengono illuminate con torce per  permettere loro di ritrovare la strada di casa.

Celebrare il rituale in questione consente di riappropriarsi dello stato di natura e affinare la nostra facoltà percettiva improntata a captare le energie sottili .

Inoltre festeggiare la notte che favorisce il contatto con le anime dei trapassati diventa occasione per commemorare gli antenati: considerando che siamo il frutto d’amore di una lunga catena di progenitori invochiamo la loro benedizione per sanare le ferite transgenerazionali, ringraziandoli per la vita e il sostegno ricevuto, nonostante tutto; pensandoli come individui con paure e dolori propri che hanno fatto il meglio delle proprie possibilità. Accendere candele in onore dei propri cari è un modo per ravvivarne il ricordo.

Samhain è stata definita come la ricorrenza del lasciar andare; insegna a liberarci dagli attaccamenti, a sfrondare la nostra essenza recidendo quelle parti che non ci rappresentano più.

Allineandosi al comportamento della natura, il rallentamento e il riposo diventano occasione per affinare il viaggio introspettivo attraverso il quale facendoci guidare da pratiche di riflessione e raccoglimento  potremo scavare in profondità e nell’ oscurità stanare  la nostra parte ombra da riconoscere e accogliere, operazione necessaria per fare pulizia e chiarezza dentro di noi, preliminari necessari per  facilitare il processo rigenerativo del sè.

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