A cura di Francesca Bisi
E’ abbastanza comune considerare il passaggio tra l’Anno vecchio e quello nuovo come uno spartiacque. Certo, in genere nulla cambia dal 31 dicembre al 1 gennaio. Eppure, per salutare l’anno finito e fare l’ingresso in quello nuovo, apprestarsi a fare bilanci e stendere una lista di buoni propositi, se anche poi di fatto non avrà effettivi riscontri, è di per sè un rituale propiziatorio dal punto di vista psicologico.
Celebrare un nuovo inizio ha la capacità di infondere entusiasmo e motivazione, offrirci una sferzata di energia per guardare avanti, soprattutto se abbiamo passato momenti spiacevoli che desideriamo lasciarci alle spalle. Per l’occasione, ho raccolto alcuni suggerimenti estrapolati dalla filosofia buddista che si rendono adatti a formulare un elenco di buone abitudini per il 2025.
Non dimentichiamoci che per notare effettivi benefici, il requisito necessario rimane l’esercizio costante. La ripetizione, infatti, può contribuire ad un progressivo cambiamento del nostro modo di affrontare la vita.
1.Coltivare un sogno
Anche da una recente indagine in merito alla ricerca della felicità, il segreto non è possedere tutto subito. Al contrario, puntare ad un obiettivo che non sia così a portata di mano ma che richieda impegno, tempo, sforzi per la realizzazione comporta un forte senso di appagamento.
Si è osservato infatti che nella nostra società avanzata, l’insoddisfazione affligge soprattutto quei giovani che ottengono tutto senza sforzo alcuno perché ricevuto dalla famiglia e non conquistato con le proprie forze.
Per favorire il processo di conseguimento dell’obiettivo, è fondamentale affidarsi all’immaginazione per integrare il progetto con dettagli specifici tali da conferire chiarezza ed energia, oltre a condire il tutto con l’entusiasmo.
2. Sviluppare un atteggiamento positivo
Si tratta di allenare la nostra mente a mantenere pensieri che vibrano alle frequenze il piu possibile elevate. Ricordiamoci della scala di Hawkins, un sistema predisposto per misurare la frequenze vibrazionale delle emozioni.
Si è riscontrato che quelle ad alta frequenza come l’amore, la gioia, la speranza e la gratitudine impattano in modo benefico sul nostro organismo, mentre quelle posizionate sul fondo della scala (dolore, vergogna, senso di colpa)contribuiscono ad indebolire il sistema immunitario.
Anche se non possiamo considerare il pensiero positivo come una panacea per tutti i mali, è innegabile che incida in modo significativo sull’approccio che attiviamo nei confronti delle sfide che ci capitano, per esempio riducendo il senso di sconforto e abbattimento .
Se stiamo soffrendo, non possiamo far finta di niente o sforzarci di essere felici. Ciò che ci può aiutare è prendere consapevolezza delle emozioni che proviamo, connettersi al proprio sentire ma non nutrirlo con lamentele o indugiare nel dolore; cerchiamo di spostare gradatamente l’ attenzione verso la positività.
3.Praticare gratitudine, generosità e perdono
Essere grati significa spostare l’attenzione da ciò che percepiamo mancante e che ci procura lamentela, disagio, malcontento a ciò che è presente nella nostra vita e lo riconosciamo come bello e prezioso. La gratitudine rilascia un effetto potente in quanto trasferisce il nostro sentire dal pensiero della scarsità a quello dell’abbondanza.
La generosità invece ci infonde un senso di soddisfazione per l’atto disinteressato di donare agli altri ciò di cui disponiamo, senza chiedere nulla in cambio. Non si tratta necessariamente di offrire aiuti economici, ma può riguardare il tempo che mettiamo a disposizione per gli altri o le azioni di aiuto e sostegno.
Infine il perdono ha un forte risvolto rasserenante. Non deve essere considerato come una sorta di espediente che cancella i torti subiti deresponsabilizzando chi ce li ha inferti. E’ invece un processo di liberazione per noi stessi nel momento che prendiamo atto del colpo che abbiamo accusato, ma proviamo a lasciarlo andare senza infierire o rimuginare.
4.Nutrire fiducia in se stessi e compassione
Un passo importante per il cambiamento è comprendere che non tutto può essere sottoposto al nostro controllo: non tutto dipende da noi, non tutto può essere pilotato dalla nostra azione. Accettando che siamo esseri imperfetti, diventa anche più facile pensare che l’errore sia un’esperienza inevitabile. A questo punto, non possiamo fare altro che guardare alle nostre mancanze con compassione, alleviando la severità del nostro giudice interiore.
Sarebbe una buona idea tenere il quadernino delle parole amorevoli che ci aiutano a rafforzare questa nuova prospettiva. Davanti al fallimento sarà più facile adottare un atteggiamento resiliente ed evitare di farci sopraffare dal sentimento di resa e di demotivazione.
5. Attivare la connessione spirituale
Aprire un canale di collegamento con la propria dimensione spirituale consente di sperimentare un cammino interiore che si può esprimere su vari piani: dall’esplorazione della parte più profonda del sé all’affinamento della sensibilità come capacità di sviluppare il senso di appartenenza all’Essenza superiore.Non è necessariamente da intendere in chiave strettamente religiosa, ma di certo permette di attingere al concetto del divino intrinseco nella realtà naturale e soprannaturale.
I benefici, orientati all’espressione della propria autenticità e al raggiungimento di uno stato di benessere e pace interiore, sono favoriti dall’esercizio di pratiche come la meditazione, la preghiera, la scrittura e lo yoga.